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Café 't Mandje

Paul2, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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Café 't Mandje

Il gay bar più antico di Amsterdam, sempre della stessa famiglia dal 1927.

PLINIO

LGBTQ+ friendlyLeggenda locale

Perché vale la pena visitarlo

  • Aperto nel 1927 a Zeedijk 63 da Bet van Beeren, 25 anni, che lo chiamò come il cestino in cui sua madre le portava il pranzo
  • Bet tagliava la cravatta ai visitatori uomini e la appendeva al soffitto — alcune ci sono ancora
  • Chiuso nel 1982 dopo la morte di Bet e gli anni difficili dello Zeedijk; riaperto nel 2008 dalla pronipote Diana van Laar
  • Una replica in scala reale del locale è esposta all'Amsterdam Museum

Certi locali portano la loro storia scritta addosso, e non serve andarla a cercare. Al 't Mandje, sullo Zeedijk, basta guardare il soffitto.

Bet van Beeren aveva 25 anni quando nel 1927 rilevò il caffè al numero 63 dello Zeedijk dallo zio. Veniva dal Jordaan, e lo chiamò 't Mandje — "il cestino" — perché sua madre ci passava ogni giorno con il pranzo dentro un cesto. Tutta qui l'origine del nome. Nessuna leggenda da costruire a posteriori: è un fatto piccolo, domestico, verificabile.

Le cravatte al soffitto

Quello che conta è cosa Bet ha costruito lì dentro nei decenni successivi. Riempì il locale di fotografie, ninnoli, cartoline, ritagli di giornale — e di cravatte. La sua abitudine, documentata e non esagerata per effetto, era avvicinarsi a un visitatore uomo, tagliargli la cravatta con le forbici e appenderla al soffitto. Alcune sono ancora lì. Non è un "tema originale" pensato per attirare clienti: sono ottant'anni di una battuta ricorrente di una donna sola, conservata come prova fisica, nella stessa stanza in cui è nata.

Lo Zeedijk di quegli anni era una strada di porto — marinai, prostitute, protettori, portuali — e il 't Mandje divenne qualcosa di più raro di un "gay bar" nel senso moderno del termine: un punto d'incontro davvero tollerante, dove uomini gay e donne lesbiche potevano sedersi accanto a quel campionario di umanità senza essere l'eccezione nella stanza. Bet stessa era conosciuta come la regina non incoronata dello Zeedijk, ed era, a quanto pare, una monarchica convinta — alle pareti, tra tutto il resto, c'erano sue foto con la famiglia reale olandese.

C'era, tecnicamente, un divieto di baciarsi all'interno — pare che perfino Bet lo considerasse una regola eccessiva. Ma una volta l'anno, per il Queen's Day, il locale organizzava i suoi Orange balls, e per una notte le coppie gay e lesbiche ballavano apertamente in pista. In una città e in un secolo dove questo non era affatto scontato da fare in pubblico, una sola notte l'anno di visibilità dentro un bruin café popolare è già un fatto che non ha bisogno di essere gonfiato. Basta dirlo con chiarezza.

La chiusura, e chi l'ha riaperto

Bet van Beeren è morta nel 1967. La sorella minore, Greet, prese in mano il locale e lo gestì per quindici anni — non una reinvenzione, una continuazione diretta. Ma nel 1982 i problemi di droga che avevano preso piede sullo Zeedijk resero la gestione insostenibile, e Greet chiuse. Per ventisei anni il 't Mandje è rimasto chiuso. È il dettaglio che molti articoli saltano per arrivare più in fretta alla riapertura, ma un locale chiuso per ventisei anni è un fatto di natura diversa rispetto a un locale semplicemente "storico": è un edificio che ha trattenuto il respiro.

Ed è qui il punto attorno a cui vale la pena costruire il pezzo: quando il 't Mandje ha riaperto, il 29 aprile 2008, non si trattava di un estraneo con budget nostalgico che comprava il nome e svuotava l'interno. Greet van Beeren, allora 84enne, aveva venduto il locale nel 2007 a Diana van Laar — sua nipote, pronipote di Bet. La famiglia che ha iniziato la tradizione nel 1927 è la stessa che l'ha ripresa. Non è un revival, è una continuazione con una pausa nel mezzo. L'arredamento originale è rimasto al suo posto, tanto che il locale funziona quasi come un museo vivente di se stesso — un giudizio che la città condivide, visto che una replica in scala reale del caffè è esposta in pianta stabile all'Amsterdam Museum. Anche le fotografie e i documenti originali sono archiviati a dovere, divisi tra gli Amsterdam City Archives e l'IHLIA, l'archivio LGBTQ+ olandese — non è l'attenzione istituzionale che di solito tocca a un "bar storico e un po' bizzarro". Una fondazione, la Stichting 't Mandje 1927, si occupa oggi della conservazione del locale e della sua programmazione culturale, segno che la famiglia stessa è consapevole di cosa ha tra le mani.

Prima di andarci

Il 't Mandje è aperto da martedì a giovedì, dalle 16 all'1; venerdì e sabato dalle 15 alle 3; domenica dalle 15 all'1; chiuso il lunedì. È un piccolo bruin café ancora in attività sullo Zeedijk, ai margini del quartiere a luci rosse — vale una birra e uno sguardo al soffitto, per ricordare che ogni cravatta lassù è una battuta che Bet van Beeren ha raccontato con le forbici, quasi cento anni fa, nella stessa stanza in cui vi trovate.

Fontes: Café 't Mandje — official site, history page, Wikipedia — Café 't Mandje, Wikipedia — Bet van Beeren, Amsterdam Museum — Café 't Mandje showpiece

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